Da una parte l’articolato universo di prodotti ‘senza’, dall’altro quello delle referenze per chi ha intolleranze o allergie, acquistate però da un bacino di consumatori molto più ampio e che non smette di crescere.
Ci sono i prodotti che reclamizzano la parziale, o in alcuni casi la totale, assenza di un nutriente al loro interno, e poi quelli che specificano la non presenza di un ingrediente passibile di provocare intolleranze alimentari. L’universo dei prodotti che unanimemente in tutto il mondo sono definiti come ‘free from’, al cui interno c’è un po’ di tutto – dalla mancanza di olio di palma, coloranti o zuccheri a quella, ben più specifica, di glutine o lattosio – rappresenta ormai da tempo un mercato sempre più consolidato e che si è stabilmente inserito negli assortimenti di molte aziende agroalimentari, sugli scaffali del retail generalista e non più solo specialista, così come nell’offerta di un po’ tutto il mondo Horeca, sia esso premium o meno. Intercettano ormai da tempo una richiesta di salutismo e benessere che si interseca con altre tendenze che caratterizzano i consumi alimentari, soprattutto nella spesa quotidiana, ma con inevitabili ripercussioni anche nell’out-of-home.
Un paniere di prodotti molto articolato
La consueta fotografia che emerge dal rapporto dell’Osservatorio Immagino di GS1 è un’utile, e quasi imprescindibile, bussola per capire dove sta andando questo universo e come sia composto. Nell’ultima edizione, con dati relativi al 2024, emerge una fotografia che certifica l’esistenza di un comparto non solo consolidato dal punto di vista numerico, ma anche in crescita. Se prendiamo in considerazione il solo mondo definito free from, senza quindi l’inclusione dei prodotti per intolleranti o allergici, troviamo in commercio 14mila prodotti che hanno un giro di affari da 8 miliardi di euro. In pratica più del 16% dei prodotti del largo consumo reclamizza sul proprio packaging un claim che certifica la minor presenza o assenza di un ingrediente. È un mercato cresciuto del 3% a valore nell’ultimo anno, sebbene abbia arrancato sul fronte dei volumi a causa dell’inflazione. I più performanti? Le 19 categorie di prodotti esistenti sono praticamente quasi tutte in territorio positivo: dominano i ‘senza conservanti’ con 2,6 miliardi di euro fatturato e una crescita del 2%, mentre spicca la performance dei prodotti ‘senza grassi idrogenati’, che valgono 241 milioni e sono cresciuti del 10% nell’ultimo anno.
L’universo delle intolleranze
L’onda lunga della ricerca di prodotti ritenuti salutari e che migliorano il proprio benessere, motore principale della crescita generale dei prodotti free from, ha ripercussioni anche all’interno di uno specifico comparto di questo universo che in teoria dovrebbe rivolgersi specificatamente solo a chi ha conclamate intolleranze o allergie, ma che in realtà attira una platea decisamente più grande. Il cosiddetto ‘Mondo delle intolleranze’ – senza glutine (sia claim che logo), lattosio, latte, lievito e uova – rappresenta un paniere composto da quasi 11mila prodotti con un sell out che nel 2024 ha raggiunto i 4,7 miliardi di euro. La parte da leone è rappresentata dai prodotti gluten free: qui dentro troviamo sia quelli che hanno il solo claim che annuncia l’assenza di glutine, per un valore di 3,1 miliardi, cresciuto dell’1,3%, sia quelli che hanno il logo della spiga barrata rilasciato dall’Associazione Italiana Celiachia (Aic), vale a dire poco meno di duemila prodotti per un giro di affari di 678 milioni di euro (+1%). L’Aic nella sua ultima relazione, nella quale ha raccolto i dati ufficiali del 2023, ha censito la presenza in Italia di 265.102 persone celiache, alle quali ne vanno però sommate altre 400mila in attesa di una diagnosi.
Salutismo? Non sempre il fuori casa segue il retail
Se quando facciamo la spesa l’assortimento dei prodotti free from sembra, quindi, diventato essenziale per andare incontro alle esigenze di benessere, nel fuori casa diventiamo, invece, probabilmente meno severi, sebbene l’universo dei prodotti ‘senza’ avanzi anche in questo, seppur con dinamiche differenti. “Il consumo fuori casa è per le persone un’occasione di piacere e l’attenzione o le istanze di controllo sono meno evidenti”, afferma Annalisa Ferri, direttore marketing di Gruppo Sammontana Italia, storico nome della gelateria italiana che oggi produce e commercializza non solo il marchio Sammontana Gelati all’Italiana, ma anche Tre Marie, Bindi, Il Pasticcere, Forno d’Asolo, la Donatella, Bonchef, Mongelo e Gelpat. “In generale possiamo affermare che la tendenza più importante che osserviamo è quella dei prodotti vegan o 100% vegetali. Un’altra richiesta che potrebbe essere una futura tendenza è la riduzione degli zuccheri e sicuramente dei grassi. Per quanto riguarda il gluten free vogliamo che l’offerta copra sempre questo tipo di beneficio e cerchiamo di farlo garantendo una prestazione organolettica di soddisfazione, cosa non sempre scontata”. Tra i prodotti che incarnano meglio questa filosofia troviamo, tra le proposte Sammontana, Amando, un gelato senza latte e senza glutine, mentre per quanto riguarda il brand Tre Marie c’è Meliziosa, un nuovo tortino alle mele, certificato Vegan ok e con minore apporto calorico e di grassi. Forno d’Asolo, che invece è entrato nella galassia Sammontana dopo l’importante fusione dell’anno scorso, ha ampliato la linea vegan con nuovi prodotti.
La crescita della domanda di gelato gluten free
“Il mondo dei prodotti senza glutine va molto oltre la nicchia dei celiaci e si rivolge in realtà a una platea allargata di persone che vogliono stare semplicemente un po’ più leggere e che, anche senza avere un’intolleranza specifica, vogliono di fatto concedersi un prodotto a base di carboidrati”, conferma Matteo Sala, chief marketing officer di Casa Optima, gruppo italiano attivo nel settore del gelato artigianale, della pasticceria, della decorazione e del bere miscelato. Segmenti dove il gluten free si sta facendo sempre più spazio anche per merito di ricette che riescono a mantenere, sottolinea il manager, una sorta di promessa di indulgence, tipica del mondo del gelato artigianale. “L’area del free from per noi è un segmento che originariamente non era così rilevante, ma ora sta prendendo sempre più piede soprattutto in mercati più maturi come l’Italia e la Germania”. Sono ormai diversi i prodotti del portafoglio di Casa Optima che si rivolgono a questo segmento: si va dal classico cookies di Mec3 (gelato al biscotto) alla linea di crumble, da Frolla Magic, una pasta frolla gluten free realizzata con la tecnologia Giuso (azienda del Gruppo Casa Optima), fino ad arrivare alla più recente novità, il Kit Tiramisù che consente di realizzare gelato al tiramisù in chiave gluten free. Ricco anche l’assortimento di prodotti senza zuccheri aggiunti nel mondo dei semilavorati per gelato artigianale e nel beverage – recente il lancio degli Squeeze Doumix? – o, sempre a proposito di gelati, dei prodotti senza lattosio con le basi a marchio Mec3, Giuso e Pernigotti Maestri Gelatieri Italiani.
La pasta gluten free, un mercato in grande salute
Sempre a proposito di gluten free, uno dei settori più rilevanti che, fin dall’inizio della crescita di questo segmento, ha risentito in modo significativo del cambiamento è senza dubbio quello della pasta. Nel 2024 il mercato della semola gluten free ha registrato una forte crescita sia in termini di volumi (+10%) che valore (+9%), per un settore che nel complesso vale 53,6 milioni di euro (Fonte: Nieslen AT 29/12/2024). Una nicchia che cresce con numeri importanti: se lo spazio che i retailer dedicano alla pasta gluten free è ancora minoritaria – circa 15,7 referenze di media rispetto alle 200 disponibili nel complesso -, il prezzo è importante rispetto alla pasta tradizionale (sui 2,45 euro), pari a circa 5,60 euro al chilo.
“Il mercato della pasta senza glutine in Italia sta registrando una crescita significativa a fronte di un aumento delle persone che soffrono di celiachia o risultano più sensibili al glutine”, spiega Barilla. “Inoltre, si allarga sempre di più la platea di consumatori che acquistano prodotti senza glutine anche per ragioni di praticità: le famiglie preferiscono acquistare un unico prodotto senza glutine per tutti i membri, piuttosto che comprare alimenti separati per chi è celiaco e per chi non lo è. Di conseguenza, il potenziale bacino di consumatori si espande notevolmente”.
Rummo, storica realtà con sede a Benevento in Campania, ha uno stabilimento dedicato esclusivamente a questo segmento che si trova a Sozzago, in provincia di Novara, nel quale produce in questo momento 10 referenze di pasta della linea gluten free, alle quali bisogna aggiungere le quattro a base di legumi, un settore, quest’ultimo, particolarmente performante e che vale circa 10 milioni di euro, cresciuto a volume, sempre nel 2024, del 13,1%.
