Internazionalizzazione, sostenibilità ed enoturismo sono alcuni degli obiettivi del secondo mandato di Fabio Zenato alla guida del Consorzio Tutela Lugana Doc, con l’intento di consolidare e incrementare il valore della denominazione. Nel 2024 il Lugana ha registrato un imbottigliato di 21 milioni di pezzi (-22%) a fronte di una riduzione della produzione di uva del 30%, dovuta a eccezionali eventi grandinigeni che hanno colpito la vendemmia 2023. Sul fronte dei prezzi, la bottiglia ha superato i nove euro in Gdo (+9%), mentre in Horeca il posizionamento si attesta tra i 12-15 euro. Il vino sfuso ha registrato una stabilizzazione del prezzo a 4,30 euro/litro per la vendemmia 2024, mentre le uve si sono assestate su una media di 2-2,30 euro/kg.
In termini di export, che oggi coinvolge il 60% della produzione in 65 Paesi, l’obiettivo è rafforzare la presenza nei mercati Dach (Germania, Austria e Svizzera) e crescere in aree strategiche come Regno Unito e Stati Uniti, dove la denominazione ha ancora ampi margini di sviluppo.
Per il 2025 il consorzio mantiene un atteggiamento di vigilanza. “Lo scenario è incerto, non tanto per il Lugana in sé, quanto per il contesto generale del vino”, spiega Zenato a Pambianco Wine&Food. “Serve attenzione, lungimiranza e la capacità di presidiare i mercati con strategia e consapevolezza. Ma abbiamo dei punti di forza che ci rendono ottimisti: siamo un vino bianco che ha saputo costruire un rapporto diretto con il consumatore, grazie alla sua freschezza, alla mineralità e a una grande versatilità negli abbinamenti, dalla cucina di lago a quella giapponese e coreana”.
Un legame, quello con il consumatore finale, che si costruisce anche attraverso un nuovo approccio comunicativo. “I giovani oggi non bevono vino perché lo percepiscono distante”, aggiunge il direttore Edoardo Peduto. “Per questo vogliamo parlare il loro linguaggio, utilizzare nuovi strumenti e puntare più sulle esperienze che sulle masterclass. Il vino deve trasmettere emozioni, e queste passano anche dalla scoperta del territorio e del Lago di Garda”.
Enoturismo diventa così parola chiave, forte di un territorio che attrae ogni anno oltre 28 milioni di turisti. “Abbiamo creato un decalogo per l’accoglienza in cantina, a cui aderiscono le aziende che si impegnano a seguire dieci principi per offrire un’esperienza di visita di qualità”, continua Peduto. “Inoltre, abbiamo attivato una ‘Palestra dell’Enoturismo’, un programma formativo per accrescere le competenze in ambito ospitalità e accoglienza”.
La crescita valoriale passa anche da collaborazioni trasversali. “Abbiamo lavorato con i mondi del design, dell’arte e della moda, che ci aiutano a elevare il posizionamento del marchio e a parlare a un pubblico che non cerca tecnicismi, ma vuole semplicemente godersi il momento”, sottolinea Peduto. Ne sono un esempio le collaborazioni con la Fondazione Sozzani per la mostra Florania e con la Fondazione Officine Saffi, dedicata alla ceramica contemporanea, in occasione della mostra personale dell’artista Ann Beate Tempelhaug.
Sul fronte sostenibilità, il consorzio è ente capofila del processo di certificazione Sqnpi, e ha già superato il 60% di territorio certificato. “È un risultato importante e in crescita costante, anche grazie all’assistenza tecnica che offriamo alle aziende. Solo quest’anno abbiamo registrato un incremento del 30% nelle richieste di adesione e speriamo in cinque anni di arrivare ad avere tutto il territorio certificato”, conclude Peduto.
