Con oltre 300 cantine (tra cui una italiana) e 80 distillerie, lo Stato americano sta iniziando a dispiegare le ali per farsi conoscere oltre i confini nazionali. Il primo step? Vinexpo Explorer 2024.
A poco più di un’ora di volo da New York, lo stato della Virginia è tra le aree emergenti del vino americano. Sebbene i primi tentativi di viticoltura nel Paese risalgano al XVII secolo, l’industria ha iniziato a svilupparsi solo alla fine degli anni Settanta del Novecento, complice l’arrivo di realtà europee e l’implementazione di tecniche moderne che hanno permesso di superare i limiti fino ad allora incontrati, tra cui parassiti e condizioni climatiche difficili. In appena cinquant’anni, la Virginia si è affermata come patria di un’industria vinicola che conta oltre 300 cantine e genera 10mila posti di lavoro con un impatto economico di 1,73 miliardi di dollari (circa 1,77 miliardi di euro) all’anno. Non solo, le cantine virginiane sono una destinazione turistica di primo piano, con oltre 2,64 milioni di visitatori annui.
Lo stato comprende otto Ava (American viticultural area) e duemila acri di vigneti condotti principalmente a cabernet franc, petit verdot, viognier, chardonnay, merlot e cabernet sauvignon. La maggior parte delle cantine sono a conduzione familiare, con una dimensione media del vigneto di circa 16 ettari e una produzione destinata principalmente al mercato interno e, più in generale, a quello americano. L’export, che genera appena due milioni di dollari di vendite, vede Giappone, Sud Africa, Corea del Sud, Peru, Uk, Singapore e Italia come principali mercati. “L’industria vinicola della Virginia ha vissuto una crescita straordinaria nell’ultimo decennio, ottenendo riconoscimenti all’interno della comunità vinicola globale”, spiega Annette Ringwood Boyd, direttrice del Virginia Wine Board Marketing Office. “Mentre i produttori lavorano per migliorare la qualità e valorizzare il carattere unico dei vini della Virginia, è arrivato il momento di ampliare la loro presenza internazionale. L’obiettivo è ‘coltivare’ una maggiore consapevolezza riguardo al nostro impegno e al terroir distintivo che definiscono i vini della Virginia”. Per questo motivo, lo stato americano ha ospitato la quinta edizione di Vinexpo Explorer, l’evento itinerante di Vinexposium, organizzatore francese di eventi dedicati al mondo di vino e spirits, che per l’edizione 2024 è giunto in Virginia, invitando la redazione di Pambianco Wine&Food come unico esponente della stampa italiana di settore.
Export di fascia alta
Barboursville Vineyards è una delle cantine di riferimento della Virginia, fondata nel 1976 da Gianni Zonin e parte del gruppo italiano Zonin1821.“La famiglia Zonin ha avuto il coraggio di investire in questa zona in un periodo in cui esistevano appena cinque aziende vinicole e la produzione era ancora di bassa qualità”, racconta Luca Paschina, GM della cantina americana. “Nel tempo, l’azienda ha puntato su diverse varietà francesi, come merlot, cabernet franc e petit verdot, sfruttando l’argilla rossa del territorio. Inoltre, essendo piemontese, ho voluto sperimentare anche il nebbiolo, che si è adattato perfettamente a queste condizioni.”
La tenuta si estende su 500 ettari, di cui 90 di vigneto, con una produzione annua di circa 420mila bottiglie. Di queste, il 90% viene venduto in Virginia, suddiviso tra vendite dirette in azienda (35%) e distribuzione capillare in supermercati, wine shop, resort e ristoranti. Il restante 10% è destinato ad altri stati americani, con una presenza significativa nei ristoranti di città della costa est, come Washington, Baltimora, New York, Miami, e piccole quantità distribuite anche a San Francisco, Texas e Montana. Per quanto riguarda i mercati extra-americani, “l’export è riservato esclusivamente ai nostri vini di fascia alta, destinati ai ristoranti di lusso con carte dei vini prestigiose”, spiega Paschina. “In Italia, ad esempio, le nostre etichette trovano spazio in alcuni ristoranti stellati”. Guardando al futuro, il manager vede due direttrici di crescita: “Negli Stati Uniti ci aspettiamo un ulteriore sviluppo in termini di volumi, mentre all’estero puntiamo a rafforzare la presenza dei nostri vini di alta gamma”. In particolare, “l’Asia rappresenta un mercato promettente, grazie a un consumatore più aperto alle nuove scoperte rispetto all’Europa, dove la cultura vinicola consolidata tende a privilegiare etichette più rinomate. Certamente, le nuove generazioni porteranno un cambiamento”.
Enoturismo e vendita diretta
Come sottolinea Paschina, la vendita diretta rappresenta una componente fondamentale del giro d’affari complessivo, grazie alla forte vocazione all’enoturismo della tenuta e, più in generale, della Virginia. Barboursville Vineyards, ad esempio, ha inaugurato nel 1999 il ristorante italiano Palladio e, negli anni successivi, ha ristrutturato diversi edifici, trasformandoli nel piccolo hotel The 1804 Inn e in cottage da affittare.
Anche la Trump Winery ha sviluppato un solido modello di ospitalità. Situata nella regione vinicola di Monticello, la cantina è stata fondata nel 1999 e acquisita nel 2011 da Donald Trump, che ne ha affidato la gestione al figlio Eric Trump. Oltre alla produzione di vino e sidro, la tenuta vanta diversi spazi per la degustazione e Albemarle Estate, un hotel di lusso dotato di biblioteca, bar, sala da pranzo, piscina all’aperto, sala cinema, centro fitness, sauna e vasca idromassaggio.
L’enoturismo è il pilastro strategico anche per Southwest Mountains Vineyards, che produce tra 132mila e 144mila bottiglie all’anno, con un prezzo medio di 43,10 dollari per la vendita diretta. Sebbene l’azienda coltivi uve dal 2016, ha aperto al pubblico solo a settembre 2023, introducendo servizi come visite guidate, degustazioni con abbinamenti gastronomici, lezioni educative ed eventi privati. Attualmente, il 20% delle vendite proviene dall’ospitalità, ma l’obiettivo è far crescere questa quota fino al 40 per cento. “L’ideale sarebbe che la maggior parte delle vendite derivasse dalla sala di degustazione e dagli abbonamenti al wine club, che restano le nostre principali priorità strategiche”, spiega la general manager Jodi Mills.
Non solo vino
In Virginia operano anche più di 80 distillerie. Così come le aziende di vino, anche quelle di spirits sono ancora principalmente focalizzate sul mercato interno, mentre l’export si attesta intorno ai cinque milioni di dollari verso Paesi come Corea del Sud, Repubblica Dominicana, Canada, Regno Unito, Bahamas, Italia e Iraq. “I virginesi distillano bevande alcoliche da più di 400 anni, più a lungo di qualsiasi altro luogo negli Stati Uniti”, commenta Scott Harris, presidente del Virginia Spirits Board e fondatore della Catoctin Creek Distilling Company. “Nell’ultimo decennio, l’industria degli spirits artigianali della Virginia ha registrato una crescita esponenziale. I nuovi produttori attingono all’heritage per trarne ispirazione, mentre impiegano tecniche moderne, ricerca e determinazione per creare alcuni dei migliori distillati al mondo. Con un’offerta che supera le 140 referenze, dall’assenzio alla vodka, i produttori della Virginia offrono soluzioni per ogni budget e palato.”
Situata a Richmond, Virago Spirits è una distilleria artigianale che produce circa tremila casse da nove litri all’anno, suddivise principalmente tra rum e gin. L’obiettivo, spiega il fondatore Barry Haneberg, è crescere fino a cinquemila casse nell’arco dei prossimi anni, a fronte di una capacità di 25mila. La distribuzione, attualmente limitata al mercato locale, è suddivisa tra 30% on-premise, 50% off-premise e 20% direct-to-consumer grazie alla sala di degustazione e a un ricco programma di eventi, tra cui musica dal vivo, corsi mensili di cocktail, mostre d’arte e conferenze.
Ironclad è invece una distilleria artigianale con sede a Newport News, specializzata esclusivamente nella produzione di bourbon whiskey. Fondata nel 2014 dalla famiglia King, l’azienda si trova lungo il fiume James, vicino al sito della storica battaglia navale tra le navi corazzate (Ironclads) durante la guerra civile americana. Ironclad si definisce una distilleria “grain to glass”, poiché utilizza esclusivamente cereali coltivati in Virginia (mais, grano, segale e malto d’orzo) e gestisce internamente tutte le fasi di produzione, dalla fermentazione all’imbottigliamento. Il prodotto di punta è Ironclad Straight Bourbon, un bourbon a quattro cereali, invecchiato tra 3,5 e 4 anni, con una gradazione alcolica del 50% vol. La distilleria produce 42mila litri annui, destinati interamente al mercato nazionale, con l’obiettivo di espandersi all’estero nel 2025. Sul fronte delle vendite, spiega il titolare Owen King, “la distilleria, con degustazioni ed eventi, è e sarà sempre la nostra ‘gallina dalle uova d’oro’, perché le vendite dirette ai consumatori ci permettono di raggiungere clienti ovunque. Detto ciò, anche la distribuzione funziona bene per noi. Voglio che tutti possano gustare l’Ironclad Bourbon”.
La prossima edizione di Vinexpo Explorer si terrà a Mendoza, Argentina, dal 6 al 9 ottobre 2025.
