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Vino italiano in Germania, una ‘Deutsche vita’ che non se ne va

Vino italiano in Germania, una ‘Deutsche vita’ che non se ne va

by Francesco Ciampini
11 Novembre 2024

L’ex locomotiva d’Europa sta vivendo una recessione economica che spinge i tedeschi a risparmiare, specialmente sul vino. In risposta alle nuove abitudini di consumo, crescono le vendite di spumanti e vini frizzanti italiani, così come quelle di vino analcolico. 

Nonostante la frenata del Pil, il conseguente crollo dei consumi e il mutamento delle abitudini di bevuta, la Germania rimane il quarto Paese per consumo di vino al mondo dopo Francia, Italia e Usa, e il secondo maggiore acquirente di vino italiano (dopo gli americani). Certo, se nel 2021 si acquistavano 19,9 milioni di ettolitri di vino, l’anno scorso il consumo è diminuito di quasi un milione, equivalente ad una bottiglia in meno l’anno pro capite (dati Statista). 

In questo quadro di flessione progressiva, l’export di vino del Belpaese sembra reggere e chiude il primo semestre 2024 con -1% in volume e +1% a valore. A pesare sui volumi, il crollo dello sfuso, che ha registrato -13% a causa dalla scarsa vendemmia del 2023, e il -4% dei vini fermi confezionati. A trainare, invece, le bolle, con frizzanti a +1% e spumanti a +7 per cento. Il merito dell’incremento in valore è da attribuire di nuovo agli spumanti (+8%) e al +16% dello sfuso che ha controbilanciato il calo a volume con aumenti del prezzo medio (fonte Unione Italiana Vini). Dati, tra l’altro, che difendono il primato dello Stivale per il prezzo medio al litro più alto rispetto agli altri vini stranieri importati dalla Germania. 

I numeri confermano le abitudini di consumo dei tedeschi che, tra i vini italiani preferiti, contano proprio una bolla, ovvero il prosecco, a cui si aggiungono lugana e primitivo di Manduria (fonte WinePlus). Selene Mattiuz, export department Dach area di Serena Wines 1881, azienda veneta da 108 milioni di euro di ricavi specializzata nella produzione di prosecco, pur notando una maggiore propensione al risparmio, si mostra entusiasta per i numeri in crescita in Germania, complice “il corretto posizionamento e credere nelle novità”, come testimonia anche il recente lancio di una referenza zero alcol. Le performance dell’azienda migliorano infatti su tutti i canali, trainate in primis dal frizzante alla spina, mentre il prosecco Docg cresce più lentamente. Cifre, queste, che fanno auspicare una chiusura anno a +20% in volume.

CAMBIANO LE ABITUDINI DI CONSUMO

Per Micaela Pallini, presidente di Federvini, la complessa situazione tedesca si inserisce in un quadro più ampio e globalizzato, nel quale non è solo l’andamento economico ad essere determinante. “Il mercato nei primi sei mesi ha retto, ma stiamo riscontrando rallentamenti dopo l’estate. A cambiare, a livello globale, sono anche le modalità e i momenti di consumo. Il consumatore vuole bere più leggero. La crescita delle vendite di spumante e vini frizzanti in generale è indice di una modalità di bevuta differente, dove il momento dell’aperitivo è in crescita e il vino viene bevuto non in esclusiva, ma anche miscelato nei drink”, dice Pallini.

Occhi puntati anche sul dealcolato – in aumento del 6% in volume e del 17% a valore nel 2023 – che per molti rappresenta una minaccia per il settore ma, per la presidente di Federvini, non è dimostrato che rubi volumi al vino alcolico. “L’interesse dei colossi della grande distribuzione tedesca lascia intravedere opportunità per le aziende italiane che, però, pagano un po’ il ritardo sulle normative di produzione ancora in fase di legiferazione”.

Allo stesso modo, Carlo Flamini, responsabile dell’Osservatorio di Uiv, afferma che: “La difficile congiuntura economica tedesca si inserisce in un più ampio rallentamento dei consumi a livello internazionale”. In questo scenario, “e nell’ottica di intercettare le nuove generazioni, i prodotti no-low rappresentano sicuramente un segmento interessante e ancora poco esplorato dalle imprese tricolori”. Per l’Uiv, le giovani generazioni hanno approcci più diversificati alle bevande alcoliche rispetto alla popolazione più matura che invece predilige il vino, e questo succede in tutti Paesi evoluti: in Germania così come in Italia.

GDO IN TENUTA, HORECA IN AFFANNO

Le abitudini tedesche di consumo al vino, si muovono in un mercato decisamente price-driven (fonte Ice Berlino) e, pertanto, prezzo basso, sconti e promozioni guidano gli acquisti. In questo contesto, la Gdo la fa da padrona coprendo circa i 2/3 delle vendite di mercato. A fino a giugno, i dati Uiv delle vendite in questo canale annotano un +3% volume e +2% valore per il vino italiano. Di nuovo, uno slancio deciso è stato conferito dai frizzanti (+23%, con prosecco a +24%) a discapito dei fermi e spumanti che perdono il 4%, con recuperi importanti però sulle varietà primitivo (+8%) e montepulciano (+18 per cento).

Di contro, se la Gdo regge, l’Horeca fatica, a causa, tra le altre cose, dell’aumento dell’Iva per la ristorazione che, nel 2024, è tornata al 19% (dal 7% precedente) per il termine delle agevolazioni covid-19. Aumenti a caduta sui listini finali che hanno raffreddato il settore, e le carte dei vini ne hanno risentito secondo Dehoga (unione di albergatori e ristoratori tedeschi).

Secondo Marco Antonini, amministratore delegato di Antonini & Co., realtà attiva nell’ export di food & wine in Germania, l’anno in corso sembra mostrare molte difficoltà che rispondono agli ultimi 4-5 anni problematici, soprattutto per l’Horeca. “Così come in Italia – spiega Antonini – molti nostri clienti ristoratori in Germania fanno fatica a trovare personale, e questo li induce ad aumentare i giorni di chiusura, con una conseguente discesa di fatturati e consumi”. Inoltre, “il consumatore tedesco medio negli ultimi due anni si è fatto più cauto ed attento, e guarda al vino come a un bene su cui poter risparmiare”.

Salvatore Ricciardi, direttore commerciale di San Marzano Vini, con più di 400 clienti in Germania, tra Horeca ed enoteche specializzate, più che una crisi, rintraccia una scarsa fiducia nei consumi. “A mesi fortunati, seguono altri più scarichi, con la tendenza a svuotare le giacenze e non fare magazzino, prima di fare nuovi acquisti. Il risultato finale, però, rimane invariato”, osserva Ricciardi. “Il primitivo è tra i best seller e in un momento di flessione i consumatori ricercano i comfort che conoscono bene e premiano in fidelizzazione chi è rimasto costante sui prezzi negli anni”. San Marzano cresce così del 30% e del 40% a volume rispettivamente in fascia alta ed entry level, ma soffre nelle fasce medie (prezzo enoteca 7-12 euro) perdendo in questo range il 10% e “questo è un po’ indicativo della biunivocità del mercato tedesco in cui i vini premium e le varietà da prezzo performano bene, ma quella media soffre”.

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