Periodo in fermento per il gruppo Campari. Dopo le improvvise dimissioni di Matteo Fantacchiotti nel ruolo di CEO, risalenti al mese scorso (per cui la società ha dichiarato che troverà un sostituto entro la prima metà del 2025), il colosso degli spirits ha annunciato risultati relativi al terzo trimestre dell’esercizio in corso al di sotto delle previsioni degli analisti.
Nello specifico, le vendite nette del produttore di Aperol sono scese dell’1,4% in termini organici (+1,4% a livello reported) a 753 milioni di euro, mentre gli analisti prevedevano un aumento a 832 milioni, secondo un consensus di Visible Alpha, riporta Reuters.
Di tutta risposta, il titolo di Campari ha aperto la giornata del 30 ottobre, successiva alla pubblicazione dei dati, con un ribasso del 13 per cento, toccando i 6,75 euro per azione e arrivando, durante la giornata, a scendere fino a 6,48, chiudendo poi a 6,38.
Tuttavia, nonostante il terzo trimestre negativo, le vendite del gruppo complessivamente nei nove mesi hanno raggiunto i 2,2 miliardi di euro con una crescita su base reported del 3,4% (+2,1% in termini organici). L’ebitda adjusted ha raggiunto 590,7 milioni di euro, in calo dell’1,8% su base reported e del 2% a livello organico (e del 14% nel terzo trimestre), mentre l’ebit si è attestato a quota 499,4 milioni di euro con una flessione del 4,1% su base reported (-4,2% in termini organici).
Questo risultato è stato trainato principalmente dalle Americhe (+4,9% a livello organico) e dall’area Emea (+1,4% a livello organico), mentre l’Asia Pacifico ha riportato una flessione del 9,8 per cento. In Italia, in particolare, si è registrato un calo del 5,7%, “con una pressione sugli aperitivi ad alto margine a causa del meteo sfavorevole e di una base di confronto elevata all’inizio della stagione primavera-estate e a settembre”, fa sapere l’azienda.
La performance “è stata influenzata da una combinazione di fattori concomitanti, in particolare la debolezza macroeconomica, le condizioni climatiche sfavorevoli, la pressione sul reddito disponibile dovuta all’inflazione e la riduzione della fiducia sia dei consumatori sia dei distributori, con un impatto maggiore nel terzo trimestre”, riporta il gruppo.
Per il prossimo futuro, il gruppo Campari prevede di continuare “a sovraperformare il settore e ad aumentare la propria quota di mercato, facendo leva sui suoi marchi forti nelle categorie in crescita – come aperitivi e tequila – con un ritorno graduale nel medio termine a una traiettoria di crescita organica delle vendite nette compresa tra media e alta cifra singola”.
I risultati di Campari riflettono un settore in difficoltà, affiancandosi alle performance negativi dei ‘colleghi’ come Pernod Ricard, il gigante del lusso Lvmh e Rémy Cointreau.
