Frozen food, ingredienti, nutraceutica, petfood e alimenti volti a soddisfare caratteristiche nutrizionali specifiche (es. alimenti per celiaci). Sono queste le categorie food verso cui i fondi di private equity concentrano i propri investimenti.
“Il settore alimentare continua a essere considerato difensivo, con i professionisti disposti a investire soprattutto in nicchie ad alto valore aggiunto con marginalità in crescita e tassi di crescita a doppia cifra”, racconta Emanuela Pettenò, engagement partner e consumer & markets deals leader di PwC Italia, in occasione del 4° Wine & Food Summit Pambianco – PwC. “Tra questi si contano frozen food, ingredienti, nutraceutica, petfood”.
Nel comparto vinicolo, invece, “l’interesse si concentra sui prodotti free alcol, oltre che su nuovi marchi con potenziale per l’esportazione internazionale”. Nel settore della ristorazione selettiva, “le operazioni più interessanti riguardano catene di fast dining senza posti a sedere, che offrono modelli facilmente replicabili ed esportabili e richiedono investimenti contenuti per l’apertura di nuovi punti vendita”.
A livello mondiale, il comparto food si è dimostrato più resiliente degli altri segmenti del consumer markets, con un calo di operazioni di M&A del 21,8% nel primo semestre 2024 rispetto al 26-40% degli altri settori, rimanendo comunque in testa alla classifica per numero di operazioni (oltre 1.200 nel primo semestre 2024).
Questi dati sono emersi dallo studio ‘Food & Beverage: i trend dei consumi e del mercato M&A’ realizzato da PwC Italia, all’interno del quale vengono raccontate anche le scelte di spesa alimentare dei consumatori. “Al momento il consumatore – spiega Pettenò – è interessato soprattutto ad aspetti nutrizionali e di costo del prodotto. Segue poi la sostenibilità ambientale che vale soprattutto per le generazioni più giovani”.
Nello specifico, la generazione dei baby boomers è più interessata alle caratteristiche salutistiche (62% vs. 57% medio) mentre la generazione Z a quelli di convenienza (38% vs. 34%) e trend (22% vs. 16%). Per quanto riguarda la sostenibilità, i consumatori sono in media disponibili a pagare il 9,7% in più per un prodotto sostenibile, con una maggiore disponibilità a pagare un extra per prodotti locali. Questa sensibilità è maggiore nei consumatori della generazione Z (12%) rispetto ai baby boomers (4,83%).