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Dal Veneto alla Franciacorta, Paladin alla sfida dell’Erbamat

Castello Bonomi in Franciacorta

Dal Veneto alla Franciacorta, Paladin alla sfida dell’Erbamat

by Andrea Guolo
18 Settembre 2019

“In Franciacorta sono stati bravissimi a comunicare un territorio e non soltanto un vino. Oggi offrono un pacchetto unico, nel quale lo spumante metodo classico si fonde con la cucina, l’ambiente e la storia. Abbiamo investito qui anche per questo e dovremmo riuscire a far lo stesso in Veneto con il Prosecco”.

Roberto Paladin è a capo, con il fratello Carlo, del gruppo vinicolo Casa Paladin. Producono oltre due milioni di bottiglie incassando circa 12 milioni di euro e sono presenti in Veneto/Friuli, Lombardia e Toscana. In Franciacorta opera con Castello Bonomi, marchio acquisito una decina di anni fa attraverso un contratto di affitto a lungo termine (“Scadenza a vent’anni, ma è stato rinnovato per altri vent’anni a metà della durata”) perché la famiglia Bonomi ha mantenuto la proprietà dei terreni e del castello presente al suo interno. La maggior parte della produzione del gruppo riguarda i vini del Veneto e Friuli, a cominciare dal Prosecco di cui produce 400mila bottiglie tra doc e docg, attraverso le aziende Paladin e Bosco del Merlo. È poi inserita in Chianti con la Premiata Fattoria di Castelvecchi.

L’ingresso in Franciacorta è stata anche l’occasione per cimentarsi con il metodo classico, che offre al gruppo la possibilità di operare con un prodotto di alto valore percepito dalla clientela, che è 100% horeca. E i Paladin si sono inseriti nel territorio appoggiando la sfida del recupero dell’Erbamat, un vitigno autoctono valorizzato e ora inserito nel disciplinare della docg (nei limiti del 10%) assieme ai vitigni internazionali per una doppia ragione: ottenere una viticoltura di territorio e prevenire le conseguenze del cambiamento climatico, particolarmente avvertito in Castello Bonomi data la posizione e l’esposizione (a sud e alle pendici del monte Orfano) che crea un particolare microclima: basti pensare che qui cresce il cappero, pianta tipicamente mediterranea. L’Erbamat, essendo un vitigno a elevata acidità e tardiva maturazione, unito a Chardonnay, Pinot bianco e Pinot nero permette di ottenere uno spumante metodo classico con quelle caratteristiche qualitative che hanno reso celebre il Franciacorta e che, in presenza di vendemmie anticipate per effetto del caldo, rischiano di venir meno. Dal 2011, Castello Bonomi vinifica separatamente le uve di Erbamat e, per questa scelta, è oggi l’unica azienda a disporre di una verticale di annate dalla 2011. Ora ha impiantato un nuovo vigneto e ha anche anche prodotto uno spumante extra denominazione, Cuvée 1564, arrivando a un utilizzo del 40% di Erbamat, che è disponibile in quattro annate.

Il recupero delle cantine storiche ha dotato la tenuta Castello Bonomi di cantine dall’estensione complessiva superiore ai 1500 metri quadrati. La produzione annua dell’azienda in Franciacorta è di circa 150mila bottiglie suddivise in 100mila di Franciacorta (CruPerdu, Satèn, Rosé, Millesimato, Cuvée Lucrezia e Lucrezia Etichetta Nera, Cuvée del Laureato) e il resto diviso tra i vini fermi (Solicano, Conte Foscari e Cordelio).

I vini di Casa Paladin sono destinati per il 55% all’estero e l’obiettivo della famiglia è potenziare le vendite oltre confine. “Stiamo cercando in particolare di crescere tra Asia e Stati Uniti – afferma Roberto Paladin – e in particolare gli Usa sono già oggi il nostro mercato più importante per percezione della qualità del prodotto. Quanto all’Asia, non sarà facile crescere in Cina ma vogliamo concretizzare le potenzialità che quel mercato presenta”. Il gruppo non ha attualmente intenzione di investire in altri territori con acquisizioni di aziende. “Vogliamo consolidare l’esistente. Abbiamo però iniziato lo scorso anno una collaborazione con una realtà veronese, dove produciamo Amarone e Ripasso”.

Quanto al Prosecco, oggi al centro di discussioni e polemiche dopo le prese di posizione della Confraternita e dopo il caso Col Vetoraz, Paladin afferma: “Secondo me è sbagliato creare divisioni. Il Prosecco rappresenta oggi il Veneto e l’Italia nel mondo, è un brand conosciuto ed è un prodotto alla portata di molte tasche. Occorre unire gli sforzi per realizzare una comunicazione qualitativa adeguata e occorre tenere alta la qualità del prodotto, perché oggi sotto il nome Prosecco si trovano vini buoni e vini meno buoni. Ma per prima cosa occorre puntare unitariamente sul nome Prosecco”.

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