Giorgio Gioco raccontava che il grande Ernest Hemingway, quando cenava ai 12 Apostoli, ordinava due bottiglie di Amarone: con la prima accompagnava il pasto, con la seconda la scrittura durante la notte. Dal rosso più prestigioso di Verona, sono nate straordinarie pagine di letteratura americana.
Con Gioco, scomparso il 23 febbraio alla soglia dei 94 anni, se ne va un pezzo di storia della ristorazione e della cultura veronese. Cuoco e poeta, ereditò dal padre Antonio un locale divenuto il simbolo stesso della grande cucina di Verona e rimasto tale fino all’emergere dei nuovi chef nella città di Giulietta, oggi ottimamente rappresentata da Giancarlo Perbellini e da altri professionisti del settore. Ma i 12 Apostoli, poi consegnati al figlio Antonio e oggi tornati a splendere con tanto di stella Michelin sotto la gestione del nipote Filippo e dello chef Mauro Buffo, rappresentano una meta imprescindibile, data anche la posizione centrale.
Quando si parla di Gioco, l’abbinamento tra cibo e cultura è inevitabile e non soltanto per il livello medio della clientela che frequentava il suo ristorante. Fu tra i primi, nel 1968, a comprendere l’importanza dei premi letterari fondando con Enzo Biagi, Indro Montanelli, Giulio Nascimbeni e Cesare Marchi il premio 12 Apostoli, assegnato ininterrottamente fino al 2017: il primo a imporsi fu il giornalista e scrittore Nantas Salvalaggio, l’ultimo il saggista Massimo Recalcati.
Nell’era del suo massimo splendore, negli anni Sessanta, i 12 Apostoli aveva ottenuto due stelle Michelin. Poi negli anni Ottanta, il ristorante restò fedele a se stesso ma perse il favore delle guide e le stelle della più blasonata, fino al recente cambio di generazione e all’ingresso di Buffo, allievo di Max Alajmo, nelle sue cucine. Antonino Padovese, sulle pagine di Corriere del Veneto, ricorda il disappunto dell’anziano patriarca rispetto alle scelte del nipote, tese a rinnovare anche l’ambiente dei 12 Apostoli, e la successiva riconciliazione quando, alla notizia della riconquista della stella Michelin, Giorgio Gioco si commosse, dicendo ai successori: “Avevate ragione voi”.
