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Toscana, cresce il vino di qualità

I vini italiani crescono in Cina

Cinesi wine oriented, brasiliani senza champagne

by Andrea Guolo
14 Febbraio 2017

Brasile, India, Russia e Cina: qual è il paese più ricettivo per il vino italiano? Una ricerca di Wine Monitor (Nomisma) identifica la Cina come mercato trainante, tra i cosiddetti paesi Bric, sulla base delle importazioni calcolate nell’ultimo anno. L’ex impero di mezzo ha fatto registrare una crescita complessiva del 16% rispetto ai dodici mesi precedenti, con l’Italia in posizione di forza grazie a un progresso in valore (+39% nei vini imbottigliati) superiore a quello dei principali competitor come Spagna (+27%), Australia e Cile (24%), mentre la Francia, leader di mercato, ha aumentato le vendite del 12%.

La Russia, secondo le rilevazioni di Wine Monitor, appare sofferente viaggiando sul filo della parità rispetto al 2015, con una crescita del 15% registrata dagli esportatori spagnoli. Il Brasile ha chiuso l’anno con un leggero segno negativo a valore (-3%) ma in crescita sul fronte dei volumi (+12%), alla luce di un calo nelle importazioni di vini di fascia premium e in particolare dello champagne, diminuito del 40% anno su anno e del 70% rispetto al 2011. Resta indietro l’India, che ha importato vini per meno di venti milioni di euro.

“Alla base di queste diversità nel trend delle importazioni di vino risiedono soprattutto fattori macroeconomici”, dichiara in una nota Denis Pantini, responsabile Wine Monitor di Nomisma. “Russia e Brasile hanno chiuso il 2016 con un Pil in calo per il secondo anno consecutivo e valute locali, rublo e real, che, seppur in recupero dai minimi toccati rispetto all’euro e alle altre monete forti come il dollaro statunitense, a fine 2015 risultano ancora sensibilmente svalutate rispetto a qualche anno fa. Senza tralasciare poi il fardello dei dazi all’entrata che, nel caso dell’India, mediamente si attestano sul 150% del prezzo all’import “.

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