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Vladimir Putin durante un brindisi, d'ora in poi solo con vino russo

La Russia verso l’autarchia dei calici

by Andrea Guolo
4 Giugno 2015

Se fosse vera, per l’Italia non sarebbe affatto una buona notizia. Secondo Jason Corcoran, corrispondente da Mosca di Bloomberg News, Vladimir Putin avrebbe invitato la classe politica russa a cambiare vino: basta con le costose bottiglie importate da Bordeaux o dalla Borgogna, è giunto il momento di sostenere la produzione interna russa che, secondo il giornalista, starebbe vivendo una sorta di rinascita, con il concorso della svalutazione che nei mesi scorsi ha colpito il rublo (che nel frattempo è tornato ai livelli di un anno fa, circa 55 rubli per un euro) e dell’embargo occidentale nei confronti di Mosca.

Le tensioni internazionali spingono i russi a rimediare con il rilancio delle loro attività e il nettare di Bacco non fa eccezione. Sui vini russi esisterebbero giudizi diversi, c’è chi li apprezza e chi invece li considera distanti anni luce da quelli d’importazione. Ma il punto è un altro: più che sulla Francia, la ricaduta di un’ipotetica autarchia russa finirebbe per colpire l’Italia, primo esportatore di vini a Mosca.

Stanno iniziando le campagne pubblicitarie per indurre i consumi verso i vini nazionali, compresi quelli ottenuti da coltivazioni nell’area della Crimea contesa con l’Ucraina. Secondo i rumors, ci sarebbe anche qualche interesse personale da parte del leader russo nell’auspicato successo dei vini prodotti all’interno, perché il suo palazzo è situato nelle vicinanze della sede dell’azienda che produce il vino Usadba Divnojmorskoye. Inoltre, afferma il corrispondente di Bloomberg, “se quel vino è diventato così popolare negli hotel a cinque stelle della Russia è perché se non avessero il cosiddetto ‘vino di Putin’, quegli hotel rischierebbero di passare qualche guaio”. Intanto Ariant, primo player nazionale, aumenta la superficie coltivata da 6.000 a 8.500 ettari con un’acquisizione a Krasnodar, nel sud della Russia, puntando sulla crescita dei consumi turistici nelle località della vicina Crimea che, secondo quanto riporta il quotidiano Rbc, sarà collegata entro il 2018 a Kasnodar da un ponte che dovrebbe far decollare gli affari.

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