Il vino abruzzese cresce all’estero. Nel 2024 le diverse denominazioni regionali hanno raggiunto un export di 290 milioni di euro, in aumento del 15% sull’anno precedente. Gli Stati Uniti sono diventati il primo Paese per importanza con oltre 50 milioni di euro, superando per la prima volta la Germania che, con i suoi 46 milioni, è da sempre il principale importatore di vini abruzzesi. Seguono poi Svizzera, Regno Unito, Paesi Bassi, Canada Belgio, Giappone, Francia e Svezia. Per quanto riguarda l’Asia, il Giappone è cresciuto del 20%, mentre la Cina è risultata po’ in calo e la Corea è stabile.
In Italia il giro d’affari della denominazione, che nel complesso produce 150-160 milioni di bottiglie, si attesta sui 300 milioni di euro circa, generati al 70% circa dal canale Gdo.
“Posso dirmi soddisfatto per quello che si è riusciti a fare in questi anni ma sono estremamente consapevole delle numerose sfide che ci attendono soprattutto considerando il momento storico molto delicato che il settore sta attraversando”, commenta Alessandro Nicodemi, che di recente è stato rieletto presidente del Consorzio Tutela Vini d’Abruzzo. “Il mio obiettivo primario è quello di continuare il percorso iniziato, valorizzando l’essenza dei vitigni abruzzesi e lavorando instancabilmente per rendere i nostri vini protagonisti in tutto il mondo”.
Per quanto riguarda il 2025, “vogliamo puntare molto sulla valorizzazione del Cerasuolo d’Abruzzo perché lo riteniamo un prodotto molto identitario”, spiega il presidente. “Stiamo lavorando con il comitato tecnico per introdurre nel disciplinare il parametro dell’Ic, intensità di colore. Il Cerasuolo ha un’identità cromatica ben precisa, che vogliamo sia riconosciuta ufficialmente. Ci stiamo lavorando da due anni. Una volta approvato dall’assemblea, si procederà con la modifica del disciplinare e l’invio al Ministero. Se tutto va bene, potremmo riuscirci per la vendemmia 2025. Altrimenti, sarà il 2026”.
Ma non solo. “Vogliamo puntare anche sui bianchi autoctoni legati al ‘Modello Abruzzo’ e alle quattro sottozone: Terre di Chieti, Terre dell’Aquila, Colline Pescaresi e Colline Teramane. L’obiettivo è introdurre la menzione ‘Superiore’ per valorizzare ulteriormente queste denominazioni. Il 2025 sarà quindi l’anno del Cerasuolo e dei bianchi da sottozona”, conclude Nicodemi.
